“Per il Suo nome”

Ci sono due o tre espressioni che possono essere considerate sotto questa testa. Una sfumatura di differenza può essere discernuta nel loro significato; ma, nella loro applicazione pratica, hanno, a tutti gli effetti, la stessa forza. Uno potrebbe essere reso,” a causa, ” o “a motivo, del Suo nome”; un altro come il titolo di questo documento, e ancora un altro, “a nome del Suo nome.”In tutti e tre allo stesso modo l’idea fondamentale è il valore del nome per colui che agisce, sopporta o soffre; e questo troverà anche, come speriamo di vedere, un’esemplificazione nelle azioni di grazia di Dio verso il Suo popolo. Le parole, “Il tuo nome è come unguento versato”, sono già state prima di noi, e le espressioni ora da aggiungere forniranno un’altra illustrazione del fatto che è il profumo del nome di Cristo che delizia sia il cuore di Dio, sia il cuore del Suo popolo. Quindi è, come leggiamo in relazione alle benedizioni del Suo giusto dominio durante i mille anni, che “Il Suo nome durerà per sempre: il suo nome sarà continuato finché il sole: e gli uomini saranno benedetti in Lui; tutte le nazioni Lo chiameranno beato.”Sì, per tutta l’eternità continueremo il canto che abbiamo imparato sulla terra:

“Amiamo il tuo nome, Signore Gesù,
E ci inchiniamo umilmente davanti a Te;
E mentre viviamo, a Te diamo
ogni benedizione, adorazione, gloria.”

Nel primo caso che verrà davanti a noi, è il valore del nome a Dio come offerta la base dell’esercizio del Suo amore perdonatore. L’apostolo Giovanni così dice: “Io vi scrivo, figlioli, perché i vostri peccati vi sono perdonati a causa del Suo nome.”(1 Giovanni 2: 12.) Tutta la verità della grazia è contenuta in questa breve dichiarazione; per il termine “figlioli” in questa scrittura comprende tutta la famiglia di Dio. Impariamo quindi da esso, che nel perdono dei peccati Dio agisce esclusivamente sulla base del valore del nome del Suo Figlio prediletto, ma in virtù del Suo nome come Colui che Lo ha glorificato sulla terra e ha completato l’opera che Gli ha dato da fare. Quali idee sbagliate sarebbero state cancellate dalla mente delle anime ansiose, se questa semplice verità fosse stata catturata! Per poi, invece di spendere giorni stanchi nella ricerca di qualche cosa buona o merito in se stessi, su cui riposare per l’accettazione davanti a Dio, o come una prova indubbia della loro conversione, avrebbero percepire che se devono essere salvati, deve essere interamente attraverso ciò che Cristo è a Dio. Tutti coloro, quindi, pregate e meditate sulle parole “per amor del Suo nome,” in quanto essi mostrano, al di là della possibilità di dubbio o di errore, che l’atteggiamento di Dio verso tutti coloro che vengono a Lui, confessando i loro peccati, dipende interamente la Sua stima del valore del nome di Beato colui che ora siede alla Sua destra. Ciò che una roccia immutabile e immobile è così fornito per le nostre anime – quella roccia di secoli, infatti, su cui possiamo riposare per sempre in perfetta pace, una pace che nessun cambiamento di sentimento, o esperienza, bisogno mai influenzare. Non smettiamo dunque mai di proclamare questa verità benedetta alle anime colpite dal peccato e stanche, perché è il nucleo stesso della lieta novella di Dio agli uomini in questo giorno di grazia.

E, non solo abbiamo ricevuto così il perdono dei nostri peccati, ma anche i nostri piedi sono custoditi, mentre attraversiamo il deserto, nello stesso modo. Leggiamo, per esempio, nel Salmo 23: “Egli mi ristabilisce l’anima; mi guida per i sentieri della giustizia a causa del Suo nome.”Cioè, Dio ha intrapreso tutto per noi sullo stesso terreno su cui ha perdonato i nostri peccati. Il motivo di tutte le Sue attività di grazia e di amore, del Suo atteggiamento immutabile, della Sua vigile cura e protezione, si trova in Cristo, e non in noi stessi. Questo è beatamente esemplificato nel Salmo da cui la citazione di cui sopra è preso; solo qui, è il Signore come il nostro Pastore, agendo piuttosto dal Suo cuore, e dal rapporto che Egli è stato lieto di assumere verso il suo popolo. L’argomento semplice è che, se è diventato il nostro Pastore, ci fornirà tutto il necessario, sia nel nostro cammino di pellegrinaggio, sia come passaggio attraverso la valle dell’ombra della morte. Ma il versetto citato mostra che è per il Suo nome che Egli mantiene questi rapporti di grazia. Se siamo stanchi, scoraggiati, scoraggiati o depressi, Egli ristabilisce le nostre anime; e, avendo bisogno di una guida costante, con ogni desiderio di percorrere i Suoi sentieri, ma spesso incapace di discernerli, si è posto alla nostra testa e ci guida nei sentieri della giustizia per amore del Suo nome. Se, quindi, il nome di Cristo è così indicibilmente prezioso per Dio, e se costituisce la base onnipotente dei Suoi rapporti con noi, come dovremmo cercare con zelo di essere in comunione con Lui su di esso, e quindi, avendo un debole senso del suo valore, il piacere di perderci in esso, riposandoci in esso nei nostri approcci a Dio, così come Egli riposa in esso nei Suoi rapporti con noi.

La comunione con il cuore di Dio, infatti, quanto alla preziosità del nome di Cristo, è il vero segreto della dedizione e del coraggio instancabili di molti dei Suoi seguaci. L’apostolo Paolo può essere menzionato come una speciale illustrazione di questo, anche se le parole, “per amore del Suo nome”, non sono usate. In cattività, e non più in grado di consegnare il suo messaggio benedetto, è stato il suo conforto, nonostante i motivi misti che governavano l’attività di molti, che Cristo è stato predicato, e in questo sia ha fatto e sarebbe gioire, nella prospettiva della morte in qualsiasi momento, per lui non sapeva, ma che potrebbe essere gettato ai leoni immediatamente. Tutta la sua aspettativa e speranza era che egli potesse essere così mantenuto e sostenuto che Cristo potrebbe essere magnificato nel suo corpo, sia dalla vita o dalla morte. Assorbito nel suo oggetto, solo Cristo delimitava il suo orizzonte; e quindi per amore di Cristo era disposto a soffrire qualsiasi cosa e ogni cosa, se non avesse potuto portare gloria al Suo nome benedetto. Allo stesso modo, leggiamo in un’altra lettera di coloro che avevano il nome di Cristo così indelebilmente scolpito sui loro cuori che, per causa Sua, hanno preso con gioia il deterioramento dei loro beni; di altri che hanno avuto prove di derisioni crudeli e flagelli, di legami e imprigionamenti; e di altri ancora che sono stati segati, o uccisi con la spada, mentre se alcuni scampati al martirio, hanno dovuto vagare in pelli di pecora e pelli di capra, essendo indigenti, afflitti e tormentati. (Ebrei 10, 11.)

Questo carattere sofferente del cammino dei Suoi discepoli era spesso il tema dell’istruzione di nostro Signore. Lungi dal nascondere loro le afflizioni e le persecuzioni che avrebbero incontrato, li avvertì in ogni occasione possibile di ciò che avrebbero dovuto sopportare per amore del Suo nome. Così, per esempio, Egli dice, nel sermone sul monte, “Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, diranno ogni sorta di male contro di voi falsamente, per il mio amore”; in un altro momento”, Allora vi consegneranno ai supplizi e vi uccideranno, e sarete odiati da tutte le genti a causa del mio nome”; e, ancora, “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”; “Verrà il tempo in cui chiunque vi ucciderà penserà di servire Dio.”Così avvenne, perché Paolo scrisse (citando i Salmi):” Per causa tua siamo uccisi tutto il giorno; siamo considerati come pecore da macello.”Ma se il nostro benedetto Signore ci ha avvertito di ciò che può essere implicato su di noi attraverso la confessione del Suo nome, Egli ha anche servito il necessario sostegno e consolazione. Di Se Stesso, nel Suo cammino attraverso questo mondo, è scritto che per la gioia posta davanti a Lui, ha sopportato la croce, disprezzando la vergogna; e per nostro incoraggiamento Egli ha lasciato a verbale queste parole: “Chiunque ha abbandonato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o moglie, o figli, o terre, per amore del mio nome, riceverà il centuplo, e erediterà la vita eterna.”

Soffrire con Cristo è una necessità, in qualche misura, se siamo figli di Dio; ma soffrire per Cristo è un privilegio legato alla fedeltà nel Suo servizio. Come esempio di ciò, si potrebbe addurre il caso di Pietro e Giovanni. Allevati davanti al Concilio ebraico, era stato loro proibito di parlare o di insegnare nel nome di Gesù; ma ubbidendo a Dio piuttosto che agli uomini, continuarono la loro opera benedetta. Ancora una volta arrestati, dopo essere stati miracolosamente liberati dalla prigione, furono picchiati e comandarono di non parlare nel nome di Gesù. Erano scoraggiati o scoraggiati a causa di ciò che dovevano sopportare? Così lontano da esso, si allontanarono dalla presenza del Consiglio, rallegrandosi che sono stati considerati degni di soffrire vergogna per il Suo nome. (Atti 5:40-41. Qual è dunque il segreto di questa superiorità verso la vergogna e la sofferenza? È la preziosità di Cristo per i cuori del Suo popolo, la certezza della Sua presenza con loro, e la consapevolezza che anche la morte non è che la via della vita nella Sua presenza eterna. Se Egli per amor nostro si è fatto povero, affinché per mezzo della Sua povertà fossimo ricchi, non è certo una gran cosa se ci viene insegnato per grazia di contare, come Mosè, il biasimo di Cristo ricchezze più grandi dei tesori d’Egitto, e se siamo disposti a subire la persecuzione e a sopportare la perdita di tutte le cose qui per amore del Suo nome.

Ancora un altro esempio del potere del nome di Cristo può essere considerato. Nella terza lettera di Giovanni leggiamo di alcuni che,” per amore del suo nome, ” è andato avanti, prendendo nulla dei Gentili. La forma della frase, “per amore del suo nome”, in questa scrittura coincide esattamente con quella usata da Pietro e Giovanni in Atti 5; e così comprendiamo che è stato il valore del nome di Cristo per i loro cuori che ha portato questi ultimi a gioire nella sofferenza, e il primo a rifiutare il sostegno del mondo nel suo servizio. Sarebbe stato bene per la Chiesa di Dio se l’esempio di questi devoti servitori fosse stato seguito. Nulla ha così corrotto il cristianesimo come l’accettazione dell’aiuto mondano per la promozione dei suoi oggetti. Prima che il Signore fosse crocifisso, disse ai suoi discepoli: “Quando vi ho mandati senza borsa, senza bisaccia e senza calzari, vi è mancato qualcosa? E hanno detto, Niente.”È Egli meno tenero nel prendersi cura dei Suoi servitori ora che è glorificato alla destra di Dio? Un nobile esercito di devoti servitori in ogni parte del mondo testimonierà volentieri che anche loro, pur senza il sostegno assicurato dell’uomo, e rifiutando l’assistenza del mondo, non sono mancati di nulla. E sarebbe l’inizio di una nuova era nel servizio cristiano, e specialmente nelle missioni cristiane, se quelli che vi si impegnassero andassero con la stessa semplice fede nella sufficienza del nome del loro Signore. Nei giorni conclusivi della storia della Chiesa sulla terra, possano molti veri operai essere risuscitati, ed essere mandati nella messe dal Signore della messe – uomini ai quali il nome di Cristo sarà così prezioso che possano trovare in essa il loro unico motivo, l’unico stimolo per il loro zelo, e il loro abbondante mandato per l’intera dipendenza da Lui per tutto il loro necessario sostegno.

Il lettore troverà molta edificazione nel tracciare altri casi nelle Scritture; e la nostra preghiera è che chiunque possa essere incoraggiato a farlo dalla lettura di ciò che è stato scritto possa trovare, mentre è così impegnato, che il suo cuore sia attratto più pienamente nell’adorazione e nella lode del nostro benedetto Signore e Salvatore, e che possa diventare il suo unico desiderio onnicomprensivo, in tutta la sua vita futura, di portare gloria a questo prezioso NOME.

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